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| Giornata della memoria, 5 febbraio |
5 febbraio ore 11.00 sarà presente Luana Zanella Assessora alle Politiche Giovanili e Pace l'incontro è in collaborazione con le associazioni: Figli della Shoah Romanò Glaso porrajmos Quanti oggi conoscono la parola Porrajmos? Pochissimi. Questo è l’indizio più significativo di come la memoria dei popoli che ci si ostinia a chiamare "zingari" e "nomadi" fatichi a trovare ascolto e cittadinanza in Italia. Porrajmos è la parola che nelle lingue sinte e rom definisce il divoramento subito in Europa tra il 1934 e il 1945. I Rom e i Sinti, fin dall’arrivo in Europa nel 1400, sono stati sempre perseguitati, cacciati e banditi da ogni Stato per la loro diversità. Le loro culture, la loro lingua, i loro sistemi sociali, così diversi da quelli della società maggioritaria (in senso numerico) sono sempre stati negati. Ciò che dovrebbe farci riflettere è che il Porrajmos e la Shoah furono messi in atto in un periodo in cui la civiltà occidentale era al culmine dello sviluppo culturale ed economico. La Shoah e il Porrajmos sono parte integrante delle costruzioni sociali occidentali, sono stati generati dalla stessa Europa cristiana e cattolica nella quale viviamo oggi. Ecco perché la Shoah e il Porrajmos ci appartengono intimamente. Perpetrare l’oblio nel quale si rischia di cancellare questi eventi equivale a legittimare un’oltraggiosa indifferenza per tutte le vittime della follia nazi-fascista ma, soprattutto, è il segno di una cecità pericolosa e potenzialmente suicida per la stessa Europa. Ciò che accade oggi in Italia alle popolazioni Sinte e Rom è anche il risultato di questo oblio, di questa ipocrita indulgenza nei confronti della memoria storica propria della società maggioritaria, in senso numerico. I Rom e i Sinti sono scacciati, mal tollerati e rinchiusi nei “campi nomadi”. A queste popolazioni, italiane da generazioni, viene ancora negato il diritto di essere parte integrante e interagente del Paese. La mostra “Porrajmos” è realizzata dall’Istituto di Cultura Sinta in collaborazione con l’associazione Nevo Drom di Bolzano. La mostra è tratta dal libro Porrajmos, altre tracce sul sentiero per Auschwitz, pubblicato dall’Istituto di Cultura Sinta, grazie al lavoro di ricerca dello storico Luca Bravi.
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